Buona Pasqua

A futura memoria e come augurio per chi passa volontariamente e involontariamente in questa mia casa

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Un anno

Un anno. È già passato un anno. Eppure sembra ieri quella telefonata e l’incredulità di quello mi veniva detto. Perché? Cosa era successo? Perché nonostante tutto per 3 mesi nessuno ha detto “…. Non sta bene… ” E poi la solita risposta. Non avrebbe voluto.

Totale rispetto delle tue scelte. Anche se non rendono facile l’accettazione. E non solo in me. ne ho avuto la conferma da chi ha scoperto per sbaglio che te ne eri andato e ha chiesto, cercato risposte. Hai lasciato una parte di te a tutti quelli che hai incontro, hai lasciato la parte di te che più ti rappresenta: l’enigma. La tua sparizione dalla loro vita senza spiegazione, il ritorno a mettere a posto qualcosa mantenendo l’alone di mistero, che poi hai messo a posto per te e non per l’altro/a.

Perché tu hai messo a posto tutto quello che pensavi di dover sistemare, ma lo hai fatto a modo tuo.

E sono qui a pensarci e ci penso spesso anche perché mi sento in parte anche io di dover mettere a posto qualcosa con te. Ti ho promesso in sogno che avrei fatto qualcosa, e anche se non ricordo cosa, so che lo farò.

E oggi sono convinta un po’ di più di questa promessa che faccio a te e anche un po’ a me.

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Hey

Oggi si dice che sia la tua festa. Oggi sorrideresti perché non ci hai mai creduto. Ti ho sempre chiamato per nome. Quando ci siamo conosciuti erano gli anni della tua personale rivolta ma non per questo sei stato meno padre o meno presente.

Ti penso spesso ma in questi giorni un po’ di più e non perché oggi sarebbe la tua festa. Alcuni eventi recenti della mia vita mi hanno riportato a te. Pensavo a come hai affrontato tu la tua vita. Con coraggio e un po’ di incoscienza. Come hai messo a tacere il tuo animo tormentato bilanciando tra i tuoi desideri e le tue necessità e le mie. E penso che lo hai fatto bene. Io non ho niente da recriminarti. Hai fatto scelte coraggiose, anche controtendenza. Le hai difese con orgoglio, coerenza, onesta e sincerità e anche con quel pizzico di ironia e ti sarò sempre grata per l’insegnamento e l’esempio che mi hai dato.

Vorrei poter entrare nel tuo studio sedermi di fronte a te e parlare di cose importanti e di nulla insieme. Vorrei sentire la tua voce. Ma mi accontento di incontrarti nei miei sogni quando hai voglia di venirmi a trovare o di guardare le nostre foto e i nostri ricordi.

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Un flash

Entro a scuola e vedo il preside nella sia stanza dietro la sua scrivania e mi torna un ricordo.

Quando venivo a trovarti a lavoro e tu eri lì dietro la tua scrivania.

Alcune volte mi sembra così strano che non posso più fare quello che facevo prima. Sono passati 5 anni eppure ci sono momenti in cui faccio fatica a pensarci

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Cambiamenti

Io non tollero i cambiamenti e non amo la monotonia.

Io sono l’eterna inquieta che ha bisogno di stimoli ma che ha una routine.

La completa precarietà in tutti gli aspetti della mia vita mi hanno messo in tilt. La totale precarietà mi ha destabilizzato ancora di più.

Ha accentuato le mie fragilità. E ora che ancora una volta in 24 ore ho sconvolto la mia routine mi sembra di impazzire.

Poi lo so che è solo una questione iniziale ma ci vedo solo drammi in questo momento.

Poi man mano che passa il tempo inizio a calmarmi. Lo so e devo solo cercare le novità che mi piacciono.

E ora che sono arrivata su quest’altra isola che non sento casa mi sento in vacanza e il peso dei cambiamenti sembra più leggero.

Ma sembra.

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Caos

Regna il caos. Regna solo questo.

Mi riferisco alla pandemia. Ho come la sensazione che ci sia più casino ora che un anno fa.

Di certo c’è più incapacità di gestione ora che un anno fa.

La storia

Un giorno X ho avuto il contatto con una persona che dopo una settimana è risultata positiva.

Mi metto subito in quarantena preventiva. E fin qui tutto ok. Ma da qui inizia una trafila che ha dell’incredibile. Neanche un regista fantascientifico può arrivare a tanto.

Ma veniamo ai fatti.

L’ASL di appartenenza del contatto positivo deve avvisare la mia ASL. Due mesi fa ho vissuto un caos analogo, ma allora la comunicazione è arrivata in gran ritardo. La mia ASL ha preteso la mia quarantena e con prenotazione a voce di tampone da fare 3 giorni dopo. La prenotazione a voce non è stata registrata per cui il giorno stabilito mi hanno fatto il tampone per “concessione”. Mai avuto la lettera ASL per la mia libertà.

Proprio a causa del precedente, il giorno dopo la quarantena preventiva cerco di far arrivare la comunicazione per evitare di ritrovarmi ancora una volta senza giustificazione lavorativa e per evitare di essere richiamata in quarantena dopo i 15 giorni. E’ l’inizio della fine.

Cerco di fare ordine

La comunicazione è arrivata dopo sollecitazione all’ASL di appartenenza della persona positiva. Tampone prenotato per il giovedì successivo a quella telefonata. Esito positivo arrivato il venerdì sera.

Un’amica che lavora presso un laboratorio accreditato mi consiglia di fare un tampone presso un centro privato, le sono capitati “alcuni” falsi positivi. Cosa confermata da un’altra amica che lavora in ambito sanitario in un’altra zona. Faccio quindi il tampone in uno dei centri accreditati, e lo faccio fare anche a chi vive con me per ovvi motivi. Risultato negativo.

Il centro è accreditato sulla piattaforma regionale quindi l’esito è registrato proprio come quello ASL. A distanza di 48 ore un tampone positivo e uno negativo significano una sola cosa: uno dei due risultati è sbagliato. Avendo scelto uno dei centri più affidabili del territorio tendo a credere nell’esito del centro privato accreditato. Ma so che quando c’è un risultato incerto, il dubbio viene tolto facendo un terzo tampone. Il sabato ricevo la telefonata dell’ASL per il tracciamento. Mi dicono che il secondo tampone non è stato ancora caricato sulla piattaforma e quindi non si può prendere in considerazione. Forse lunedì se ne parla, ma intanto va tracciato chi vive con me, con tanto di tampone prenotato 10 giorni dopo a partire da quel momento.

Domenica ricevo un’altra telefonata ASL per il tracciamento. Pare che del tracciamento del giorno prima non ci sia nessuna traccia. Nessuna traccia cartacea e nemmeno del tampone prenotato. A quanto pare ho parlato con un fantasma.

Faccio presente che non mi trovo con i 10 giorni che dovrebbero partire dal prelievo, e così capisco che per loro il tampone è stato fatto il venerdì, e la risposta mi è stata consegnata in giornata. Non è vero. Dal momento della prenotazione all’accettazione del campione in laboratorio passano 24 ore che all’ufficio ASL non risultano. Va beh ormai un giorno in più o in meno … Ma quando faccio notare che ho anche l’esito di un ulteriore tampone fatto (a questo punto) 24 ore dopo il loro, e con esito contrastante mi viene risposto che loro non ci possono fare niente e che devo attendere altri 10 giorni. Chiedo e spero che questa volta sia stato veramente prenotato. Mi sembra di essere su scherzi a parte. Forse ci sarebbe pure da ridere. Ma mi viene da piangere!

Mi dispiace per i problemi a lavoro, e per il caos che ne è scaturito. Caos che ha reso il mio telefono incandescente di telefonate e messaggi che si dicono dispiaciuti per la mia (presunta) positività con conseguente aggiunta di stress.

Non è che stare a casa mi dispiaccia, ma finché lo scelgo va bene, però essere costretta a non mettere il naso fuori dalla porta per 2 settimane e forse più e pure inutilmente, un po’ lo ammetto, mi rode il fegato.

Dal momento in cui ho “sollevato” il caso con amici e parenti mi arrivano costantemente risposte del tipo “non sei la prima”, “E’ capitato anche a tizio”, “Non sai cosa è successo a Caio” … con una rassegnazione e accettazione che forse mi fa ancora più rabbia.

E mi restano tante domande senza risposta.

Ma perché un centro accreditato può caricare in piattaforma regionale l’esito di un tampone, che l’ASL (almeno nel mio caso) non prende in considerazione?

Se alla mia amica (di un altro centro) viene chiesto di fare con urgenza tamponi e caricarli in piattaforma così che possano entrare/uscire dalla quarantena proprio grazie al suo inserimento, perché questa cosa non vale nel mio caso?

Perché stringere le spalle e dire: “non sei la prima” come se mi stessero dicendo: mi dispiace il pane è finito torna domani. E poi solo io vedo la gravità di tamponi contrastanti che non sono indagati o sono registrati 24 ore dopo il prelievo? E aggiungo che solo oggi mi sono stati raccontati 3 casi simili diversi da persone diverse.

Voci di corridoio dicono che diranno sempre che il secondo tampone non lo “possono” prendere in considerazione per non ammettere che qualcosa non va, proprio perché non sono l’unico caso.

A questo punto già immagino che il giorno del prossimo tampone sarà un inferno. Mi fiderò del risultato? Positivo o negativo che sia. Sarà realmente affidabile? penso a questo punto che subito dopo quello ASL andrò direttamente a farne un altro al centro privato accreditato. E se i risultati saranno di nuovo opposti?

Beh penso che in quel caso questo post si allungherà e soprattutto troverà anche altra collocazione oltre questo blog.

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Manualità

Quando la testa va in tilt ho scoperto che la manualità mi aiuta. Che bella, ti permette di lasciare andare la testa ma senza diventare ossessiva.

Forse ho esagerato. Ma va bene così

Con accompagnamento

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Organizziamo

È un vuoto misto al troppo.

È uno di quei giorni in cui ho la sensazione che tutto mi stia scorrendo di mano.

Troppe cose da fare e troppo tempo per farlo. E il troppo sfugge

Un’organizzazione disorganizzata. Il tentativo di un controllo perso in partenza

La necessità di mettere in ordine pensieri e finalità. Ma è più caotico di prima.

È un tempo strano questo. È il tempo che sfugge verso qualcosa di meravigliosamente nuovo e tremendamente vecchio nello stesso tempo.

È un tempo senza controllo. Un attimo prima è lunghissimo, l’attimo dopo non passa mai.

È il mio tempo. Sempre quello. Inesorabile

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Fanculo 2021

Avevano detto che peggio del 2020 non sarebbe stato e invece penso che sei peggio tu.

Ma poi penso che in fondo l’anno è solo una questione di convenzione e che posso prendermela con tutti i numeri che voglio, ma non serve a molto.

Ancora non ci credo, ancora non è realtà nella mia mente.

Sono lenta nel percepire. E ho soprattutto bisogno di capire, sapere, immaginare e immedesimarmi in un dolore non mio. O mio solo indirettamente.

Ma c’è poco da sapere, in fondo so abbastanza. So il finale. Certo sapere aiuta a comprenderlo meglio ‘sto finale. Ma alla fine il finale non cambia, alla fine è fine.

Ci deve essere qualcosa di buono e voglio immaginare che hai messo la parola fine soprattutto al tuo tormento. Alla tua incessante ricerca della tua dimensione. Non sempre comunemente accettata. Ma è più facile fingere che sia tutto normale e tu facile non eri. Non hai scelto la via semplice.

Pochi contatti e sporadici, mi ricordo una chiacchiera al volo in cui mi dicevi che vivevi fuori, nella città dei miei sogni, mi hai raccontato la tua casa e mi hai invitato quando sarei passata. E ci sono passata ma anche al telefono eri sfuggente e ci siamo limitati ad un saluto veloce per strada perché avevi da fare. Lavoro? studio? mi hai raccontato anche di un cambio di lavoro di modi di fare e pensare. E tutto aveva un sapore misterioso. Come tutto quello che ti riguardava. Occhi tristi e vivi contemporaneamente.

Hai scelto di nasconderti dietro un’ostentata vistosità. Il tuo modo di vestirti, curatissimo, elegante e non convenzionale. Il tuo modo di truccarti alla moda, ma non per questo paese. Soprattutto ai tempi del liceo, avevi gli occhi di ghiaccio e lo sguardo duro di chi sfida il mondo. Avevi 3 anni in più a me e tutti ti conoscevano, ma ti guardavano a distanza. Ma quando ci incrociavamo eri sempre sorridente, almeno con me. E io ho in mente il tuo sorriso ed è così che ti voglio salutare.

E ora che sei lì dove ci sono tutti gli altri, salutameli tutti. E per un po’, per favore, limitatevi a guardarci che ogni volta è sempre più complicato accettare

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Ciao zia

E’ stato un caso che qualche mese fa, nella mia continua e spasmodica ricerca di un cambiamento nella mia vita sono stata a casa tua.

E’ stato il solito caso che inizialmente mi ha messo molta ansia e tensione.

A pensarci adesso rimpiango di non essere rimasta un giorno in più.

Non volevo dare fastidio e poi ero sempre alla continua e costante ricerca di qualcosa, dovevo tornare.

E poi questo maledetto anno in cui i contatti non sono possibili, i viaggi difficili, e muoversi è sempre un gran casino, ho pensato che una notte in più sarebbe stato un disturbo. Adesso penso che una notte in più sarebbe stato un regalo. Ma sempre uno tuo a me.

Sono venuta da te per un colloquio, sono venuta e mi hai accolto come al solito. La tua pizza, e tanta attenzione, e anche un po’ di quotidianità nei battibecchi tra te e la zia.

Non dimenticherò mai come sei riuscita a svitare quella macchinetta del caffè bloccata. Con la tua disinvoltura con cui mi hai detto “ho usato quello spray, lo svitol” e poi hai aggiunto, che avevi lavato bene con il detersivo la macchinetta del caffè e ne avevi preparato un paio per togliere quel brutto odore.

Sono passati 42 anni da quando mi hai regalato quel Cicciobello. La mia unica bambola. E non perché non ne ho avute altre. Ma non ci ho mai giocato con le altre. E invece il tuo Ciccio me lo hai portato tu alla befana di 42 anni fa. E mi ha seguito sempre in tutti i miei viaggi da bambina, anche in Olanda. E poi mi ha seguito ovunque, ha cambiato casa con me, ed è ancora in camera mia, vicino al letto a farmi compagnia da sempre. E adesso penso che è un po’ come averti ancora qui.

Non ci sentivamo spesso, non vivevamo insieme ma ci sei sempre stata e questo lo so. Ricordo che 4 anni fa ti sei ostinata a voler tornare prima che fosse tardi. Il tuo dolore a vederlo sul letto è stato visibile per qualche secondo, un mancamento alle gambe, ti sei seduta e lo hai incoraggiato. Non so cosa hai detto, se l’ho sentito non lo ricordo. Non dovevi dare fastidio, dovevi organizzare e renderti utile. Come hai sempre fatto da quando sei arrivata in questa famiglia.

Non sei mai stata abituata a mostrare agli altri le tue emozioni e i tuoi dispiaceri, e anche quando ne parlavi a distanza di anni, trovavi sempre il modo per dire una cosa buona su chi te lo aveva procurato. I tuoi racconti sul nonno che ti ha accolto da ragazza, sulla nonna e su mio padre sono il più bel ricordo che ho di quei due giorni a casa tua pochi mesi fa. E la pizza, la tua impareggiabile pizza che preparavi per tutti, in base ai gusti e al piacere di tutti i tuoi commensali. Quella volta solo in 3.

E ora sei andata via. Immagino che una persona attiva come te non riuscisse a stare ferma in un letto. L’idea di essere un peso, e anche la sofferenza. La consapevolezza che le cose stavano precipitando. E sono anche convinta che ti sei fatta i conti. Il 31 e l’1 no. “Sono giorni di festa, non sta bene”, e lo scrivo e nella mia mente è la voce di Gennaro che lo dice. Non sta bene andarsene via in un giorno di festa, avresti pensato. E quindi hai atteso che quel giorno 1 finisse e nella notte sei andata via.

Sei andata a mettere un po’ in riga quelli dall’altra parte. Sei andata a dire “non sta bene” con quello sguardo serio, il sopracciglio leggermente alzato, un leggero movimento della testa a confermare che no, non sta bene. Per poi sorridere, appena convinta che nessuno ti guarda. Perché non sta bene, ma in fondo tu hai sempre accettato ogni deviazione dal non sta bene, perché anche se nata quasi 94 anni fa sei stata così moderna nell’accettare tutte le scelte non convenzionali senza fare troppe obiezioni.

E ora che sei andata via, mi accorgo di quanti ricordi ho con te.

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